Le "rune" sono segni di scrittura nell'alfabeto dei popoli nordici e gli elfi i piccoli geni dell'aria nella mitologia nordica. Come Elfa desidero comunicare parole di saggezza, pace e solidarietà fra i popoli, aiutare le persone a ritrovare se stesse, ad avere più autostima e a vivere meglio la loro vita. Occorre iniziare e terminare la giornata con un sorriso. Amare sempre appassionatamente l'esistenza e le persone che incontri sul tuo cammino.

mercoledì, ottobre 26, 2005

Voci della speranza

Viviamo in un mondo dove l’uomo appare sempre più malato di speranza, non è capace di vivere e godere a pieno del presente. Nell’era della globalizzazione e del consumismo sfrenato noi abitanti dell’Occidente industrializzato ci sentiamo sazi, ma insoddisfatti. Abbiamo tutto, eppure ci manca sempre qualcosa, forse perché desideriamo troppo spesso cose concrete, senza curarci del nostro spirito e di aspirare ad una pace interiore, che è presupposto fondamentale per essere testimoni di pace con gli altri. Appare essenziale invece mettere la speranza e la ricerca della pace al primo posto nella nostra esistenza, solo così avrà un significato.
La scorsa settimana ho avuto l’opportunità di assistere all’emozionante testimonianza di Angela Terzani Staude alla riapertura del ciclo autunnale degli incontri: “Voci della speranza: donne per la pace”, a cura dell’associazione “Un Tempio per la Pace”.
Mi ha colpito profondamente la semplicità d’animo con cui Angela ha raccontato l’esperienza maturata accanto a Tiziano Terzani, inviato di guerra, giornalista e scrittore, ricostruendo le tappe di un percorso esistenziale: “una vita al fianco di un uomo di pace: vivere per la pace nel mondo, morire per la pace interiore”. La voce del ricordo scorre calda e pacata, solo in alcuni momenti velata di emozione, come quando confessa: “la mia vita è stata determinata da lui”.
Un cammino di oltre quarant’anni insieme a un uomo cittadino del mondo che però era orgoglioso della sua toscanità, di essere nato a Firenze, in via Pisana, nel quartiere di Monticelli. Era figlio di operai e la prima volta che si recò nella Cina del post-Mao ebbe grandi delusioni rispetto a quanto si aspettava, lui che credeva nella rivoluzione, ma soprattutto nella liberazione da un potere che sfruttava il proletariato. Tiziano sperava davvero in un mondo migliore ed era fermamente convinto che per prima cosa occorreva credere nel grande dono della vita: “ognuno ha il suo pezzo di strada da percorrere e va fatto nel modo più giusto”.
Dopo aver trascorso trent’anni come inviato di guerra in Asia, narrando la tragedia del Vietnam, le dittature dell’Indonesia e il genocidio della Cambogia, … volta pagina e l’occasione è la malattia che, come testimonia Angela, gli fa comprendere l’importanza “di acquisire e di vivere una vita in armonia con l’universo, la natura e gli altri, sceglie di mettersi sulla strada per inserirsi in un contesto cosmico”. Lui che era sempre stato un uomo di grande ambizione e non era certo modesto ed umile, aveva il desiderio di vivere diversamente, sentiva la necessità di rimettersi in discussione “ha preso il sacchetto ed è tornato in India, in Asia, paesi dove la gente è abituata fin da piccola ad accettare come va il mondo e sa soffrire con dignità”.
Tiziano scelse di vivere in isolamento sulle pendici dell’Himalaya per ritrovare se stesso: “se mi sono ammalato deve avere un significato, è qualcosa che ha a che fare con la mia storia”. Da ateo si era volto a guardare tutte le religioni per cercare delle risposte, apprendere le tecniche per calmare la mente, per quietare il suo animo, quella rabbia interiore che divora spesso l’uomo occidentale.
Una scelta coraggiosa, ma del resto era abituato a prendere la vita con un atteggiamento filosofico, anche se nel fondo del cuore era sempre lui “quello di Monticelli”, ripeteva sempre che non bisognava morire da vittima, ma da persona che sta nell’universo. Sentiva la necessità di una vita più spirituale, più umana in un mondo dove “ora ci si ammazza senza una ragione”. Negli ultimi mesi di vita, alla presentazione presso Feltrinelli del libro “Un altro giro di giostra” una donna gli disse che anche lei aveva il cancro e Tiziano le rispose: “Non bisogna mai sentirsi vittime, ci sono due possibilità: o fai la vittima o fai l’eroe. Ho scelto di fare l’eroe”.
Dopo la tragedia dell’11 settembre era diventato un paladino della pace, con una posizione decisa, narrando la guerra in Afganistan nel libro “Lettere contro la guerra”.
Trascorrerà il resto della sua vita a lottare per la nonviolenza, a parlare di pace e di rispetto per il prossimo, un messaggio, un’eredità che ora è portata avanti dalla moglie Angela, una donna semplice, ma forte che sa parlare con garbo e discrezione di Tiziano Terzani “uomo di pace” toccando il cuore di chi ha l’opportunità di ascoltarla.

2 Comments:

Anonymous Paola said...

Il cammino della pace è importante, ma bisogna prima essere in pace con se stessi per poter comunicare la pace agli altri, saper soffocare le proprie rabbie, domare lo spirito, nutrire sentimenti di rispetto e comprensione per chi ci sta accanto, non è così facile.
Uomini come Tiziano Terzani,hanno lavorato a fondo sul proprio "ego", per poter diventare testimoni di pace. Abbandonare i propri egoismi personali è il primo passo sulla via della pace.

9:57 AM

 
Anonymous valentina said...

Terzani è stato un grande!!! Ha lottato nella sua vita e ha scelto coraggiosamente di "fare l'eroe". Lo ammiro molto, fare gli eroi al giorno d'oggi è difficile, molto difficile, ciao Elfa, continua a scrivere così i tuoi articoli fanno riflettere, ti abbraccio
Vale

10:14 AM

 

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